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Lunedì 22 set. 08
E' da poche ore che sono tornata al mio mondo. Anche senza questo viaggio sapevo che molto del mio quotidiano è superfluo se non inutile ma sono stati necessari quei volti sereni e il tempo passato assieme per fermarmi prima che sia troppo tardi tornare indietro.
Ora ciò che veramente vorrei è non dimenticarmi mai le emozioni che ho provato e la volontà di tornare al mio io originario, quello naturale, prima che venisse corrotto dal benessere e da conoscenze sbagliate.
Per questo il viaggio in cui tu Fabrizio, Michelangelo, Pino e Brahim mi avete accompagnata è unico. Attraverso voi non solo i luoghi, ma le persone, sì loro soprattutto, con mia immensa sorpresa, mi hanno fatto rincontrare la persona che originariamente ero, che ognuno di noi è prima dei compromessi a cui il benessere obbliga.
In questo momento manca molto più a me che a quella famiglia a cui abbiamo lasciato qualche indumento.
Dal momento che il programma del vostro viaggio non menzionava incontri di questo tipo, come tutto il resto, ero del tutto impreparata ed io stessa sono stata sorpresa dalle emozioni che ho provato. E non finirò mai di ringraziarvi, sono mille volte in debito con voi, è solo grazie a voi, alla vostra intelligenza e profonda sensibilità che ho avuto questa occasione.
Ho riscoperto l’importanza del dialogo. Sono anni che parlo attraverso il codice del mio lavoro, che mi assorbe completamente, non solo non sapevo più, ma neanche avevo voglia di stare ad ascoltare il prossimo, soprattutto se sconosciuto. Le grasse risate fatte coi ragazzi berberi Hassam, Mohammed, Said, e gli altri, lo stare assieme a cantare e danzare, il loro desiderio di confrontarsi, mi hanno scosso.
Il tornare a viaggiare con voi è una terapia necessaria. Domani torno al lavoro ma pensare che tornerò a vedere quei paesaggi e quei volti, mi tranquillizza.
Rido ancora a pensare a Mike che intavola un simposio sulla toelette smarrita, vedo la faccina preoccupata di Hassan, le risate convulse di Hisram. E le oasi, il buonumore di Brahim, il bagno al pozzo, i laghi salati, la tempesta di sabbia, la prima volta l’erg, l’auberge dove abbiamo fatto la doccia al lume di candela, l’arirà condivisa coi ragazzi nella cucina dell’auberge, la nostra tenda berbera, la tenda dei berberi nel deserto, le rinfrescate ai pozzi, i tappeti e la storia narrata da Alì, la passeggiata coi dromedari, il guado, i suoni tribali dei neri, gli occhi di Hisram e il suo rito del thè, le stelle svelate, la passeggiata sull’erg, l’antica dorsale oceanica, i poveri topi minatori, le dolci parole di Mohammed, i nostri volti bagnati da una timida, insperata pioggia – Inshallah.
E tutti gli occhi sereni e benedetti dei bimbi incontrati lungo tutto il tragitto, saltati fuori dal nulla e il loro saluto con la manina portata alla bocca per un bacio e poi al cuore, Dio, da lasciare senza parole.
Con tutto l’amore più profondo,
Francesca Prandi |
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